50 ANNI FA

L’8 MARZO DEL 1962, ALLE ORE 23.30,

PRECIPITAVA SULLE PENDICI DEL VELINO 

UN VELIVOLO ITALIANO CON CINQUE UOMINI DI EQUIPAGGIO.

 

Era partito da Milano il 7 Marzo con un carico di merci per Khartoum.

Era di ritorno da questa località e avrebbe dovuto atterrare a Ciampino  verso le 22,30, ma l’aereo, smarrita la giusta  rotta, si schiantava sul Monte Velino, coperto dalla neve, alle ore 23.30  di Venerdì 8 MARZO, ad un’altezza di 2.350 m. di altitudine, a 125 metri dalla vetta.

Il rumore dello schianto fu talmente intenso che fu  avvertito dagli abitanti di Magliano, Rosciolo, Massa D’Albe e Forme.

I Piloti del “DC-6” convinti di trovarsi sulla rotta giusta  e di sorvolare la pianura pontina, si abbassavano troppo di quota inconsapevoli che l’aereo stava, invece, sorvolando le montagne d’Abruzzo, i cui rilievi montuosi sono ben più alti di quelli che caratterizzano la provincia di Latina.

Purtroppo l’aeroporto di Ciampino non aveva ancora a disposizione il radar per la sorveglianza della navigazione aerea, altrimenti avrebbe potuto controllarlo direttamente ed informare l’equipaggio che l’aereo stava  dirigendosi verso est, verso le impervie montagne abruzzesi.

Il centro di controllo  Aereo di Roma  possedeva un vecchio radar “TPS-1” che funzionava solo dalle ore 8 .00 alle 19.00.

Verso il luogo della sciagura partivano subito i vigili del fuoco, i carabinieri, gli agenti della p.s. e squadre di soccorso, tra cui molti volontari. Tra questi però soltanto alcuni riuscivano a superare le proibitive asperità del Monte Velino, rese ancora più ardue dalla neve esistente ed a portarsi nei pressi del disastro.

A loro si apriva una scena infernale: i cadaveri mutilati e irriconoscibili tra i resti dell’aereo, sparsi nel raggio di quattrocento metri.

L’areo, dopo aver cozzato violentemente contro un costone, aveva urtato la parete rocciosa, si era impennato e, dopo uno schianto, letteralmente  disintegrato.

Il freddo intenso e la neve resero difficoltose le operazioni di recupero.

L’equipaggio era così composto:

-        Comandante Salvatore Di Gaetano, di anni 47 di Alcamo (Trapani), 4300 ore di volo, padre di  due bambini.

-    Cesare Augusto Genovese  di anni 31 – nato a Palermo residente a Roma    lasciava  moglie ed un bambino.

-        Gastone Manzetti di anni 28 – Castel Gandolfo, 1300 ore di volo. 

-        Vittorio Donda – Mararo (Gorizia), 5000 ore di volo, lasciava la moglie e tre figli.

-        Ambrogio Giacobello - Roma, 3100 ore di volo lasciava la moglie e due figli.

I funerali furono celebrati a Magliano, da Don Augusto Orlandi, ed i maglianesi vissero giorni di tristezza e di dolore alla vista delle cinque bare all’interno della Chiesa di Santa Lucia.

 

Notizie  da articoli dell’epoca pubblicati sul quotidiano   - IL TEMPO -