MASSA D’ALBE - anno 1944. 

RICORDATO IL BOMBARDAMENTO
Nel paese operava il Comando Generale della Decima Armata
che dirigeva il fronte di Cassino ed Anzio

Il 4 ottobre 1943 Massa d’Albe, in provincia dell'Aquila, fu occupata dai Tedeschi, che requisirono gran parte delle case abitative, per sistemarvi il Comando Generale della X Armata che operava sul fronte di Cassino e Anzio. Durante questa occupazione tedesca, fino al 12 maggio 1944, i massetani vissero nella dura condizione di dover subire la presenza massiccia dei tedeschi. Rintanati nelle loro case nascondevano ogni cosa che poteva essere oggetto di razzia, nei punti più nascosti, scavando sotto terra o rimurando vani interi. Scarsa fu la collaborazione dei cittadini con i tedeschi, salvo qualche eccezione.
Si conoscevano alcuni nomi degli alti ufficiali tedeschi, presenti a Massa d’Albe: il generale Wietingoff, che firmò la resa a Caserta; il generale Wanzel, che organizzò la resistenza di Anzio; il generale Maeltzer, che aveva un nutrito nucleo di SS; su tutti il generale Kesserling, Capo Supremo della Xª Armata. Fu organizzata anche una efficace resistenza, indiretta e passiva, la sola possibile, che convinse il Comando a trattar bene Massa per evitare atti di sabotaggio e di guerriglia. In questa azione partigiana furono individuati almeno quattro gruppi che agirono con efficacia, pur tenendo presente la salvaguardia della comune salvezza e quella dei prigionieri alleati, sbandati sulle montagne o nascosti nelle soffitte delle case o stalle;

1) Un primo gruppo era formato dagli stessi dipendenti del Comune, i quali favorivano la popolazione rilasciando con facilità tessere annonarie e nascondendo elenchi e documenti compromettenti.

2) Un secondo gruppo faceva capo ai due Parroci, Don Americo Petracca e Don Antonio Ippoliti, che coprivano, come potevano, le persone impegnate a provvedere indumenti e cibarie ai prigionieri alleati e fuggiaschi italiani.

3) Un terzo gruppo era formato da giovani denominato “Banda Monte Velino”, che si ripromettevano di compiere anche atti di sabotaggio se i tedeschi avessero usato violenza o disturbo contro la popolazione.

4)Il quarto gruppo era il più numeroso, formato dalle persone e famiglie che di nascosto aiutavano con cibi e vestiario i numerosi prigionieri e fuggiaschi, nascosti in montagna o nei pagliai A questo gruppo di Alleati, dopo la liberazione nel dicembre ‘44, concessero Certificati di Benemerenza, a 39 famiglie di Massa e 117 famiglie delle frazioni. Nonostante tutte le precauzioni i tedeschi vennero a conoscenza dell’attività partigiana e umanitaria che i cittadini di Massa svolgevano di nascosto. Dietro suggerimento del famoso tenente Solfener, addetto ai servizi politici segreti della Gestapo, fu approntata una lista di 30 persone che dovevano essere fucilate, fra cui, il commissario prefettizio, gli impiegati del Comune, i due Parroci, il medico condotto e molti altri fra quelli che prestavano aiuto ai rifugiati in montagna. Era stata prescelta anche la località dove, doveva avvenire l’esecuzione, un terreno dietro l’Asilo Infantile. La notizia fu passata al medico del paese, dal sergente Ballaban, comandante del Presidio di polizia urbana, l'11 maggio, tramite un militare tedesco, dattilografo dell’ufficio politico, in quei giorni malato e in cura presso l’ambulatorio medico di Massa. L’esecuzione non poté avere luogo perché il 12 maggio ‘44 ci fu il bombardamento aereo che mise in fuga il Comando Tedesco. Alle ore 8 del 12 maggio, mentre le forze alleate entravano in azione sul fronte di Cassino, alla stessa ora 56 fortezze volanti giungevano sul cielo di Massa d’Albe e la bombardarono. L’incursione fu ripetuta nel pomeriggio verso le 16 con altri 40 bombardieri. Il questa azione di guerra gli alleati, pur di distruggere le apparecchiature belliche del Comando Generale Tedesco e annientare ogni possibilità di recupero, usarono bombe enormi, 10 quintali ciascuna, ad alto potenziale, per la prima volta in esperimento. Esemplari di queste bombe cadute inesplose, fatte poi esplodere dagli artificieri tedeschi, finirono di infrangere e far crollare ciò che era rimasto già danneggiato. Preceduto da un sibilo lancinante ogni grappolo di cinque bombe, era come se ‘qualche cosa, cadendo dall’ alto, volesse conficcarsi nelle viscere della terra. Per la loto traiettoria obliqua si riusciva a stabilire la destinazione di ogni grappolo cadente. I centri del Comando furono tutti centrati in pieno, insieme, purtroppo, a molte abitazioni adiacenti. La maggior parte delle bombe, in numero di circa 450, di 10 quintali ciascuna, ad alto potenziale, andarono a cadere in periferia; se fossero cadute tutte nell’abitato, Massa d’Albe sarebbe stata totalmente distrutta, un cimitero di case e di persone. Le vittime ci furono fra tutte le categorie:

n. 7  bambini da 4 a 10 anni;

n. 16  giovani dai 12 ai 30 anni;

n. 9  adulti dai 30 ai 60 anni;

n. 5  anziani dai 60 ai 70 anni

n. 4  forestieri.

Totale n. 41 morti tra i civili, ai quali si devono aggiungere quelli tedeschi che, si disse, sarebbero stati circa 200, tra morti e feriti, precipitosamente portati via e seppelliti altrove. Tra i feriti era anche il generale Wanzel. Dopo la seconda ondata di bombardamento, per oltre un’ora, il cielo rimase coperto da una nuvola di polvere e fumo, sollevata dagli scoppi delle bombe. Usciti dai nascondigli o sparsi lungo le pendici della “Costa” a tutti noi si presentò uno spettacolo terrificante. Ovunque macerie, distruzione e morte.

Le strade, ingombre di tegole, mattoni, calcinacci e pietre, non erano più praticabili. Crateri immensi e orribili, aperti dalle bombe; carogne di animali e in qualche punto anche corpi di persone straziati, brandelli di membra, ciocche di capelli, e qualche lamento di feriti sotto le macerie. Non è possibile descrivere l’orrore di quel macabro spettacolo: in ogni angolo e in ogni via quelle bombe avevano lasciato il loro terribile marchio.
Questo è l’epilogo della permanenza del Supremo Comando tedesco in Massa d’Albe, dopo Otto mesi. Oggi, a distanza di cinquant’anni Massa d’Albe è risorta più bella e più accogliente. I cittadini hanno ricostruito le case e hanno raggiunto un buon livello socioculturale, ma nell’animo di ciascuno è sempre vivo il ricordo di quel triste giorno, richiamato alla memoria anche dalla strada XII maggio a Corona e soprattutto dal Monumento in Piazza Municipio e dalla tomba comune nel cimitero. La solenne commemorazione del cinquantenario, che noi abbiamo celebrato susciti in tutti, non solo un doloroso ricordo, ma anche un sentimento di commiserazione per quanti credono di comandare e di dominare esercitando il loro potere e la loro forza, ma soprattutto sia un monito per le nuove generazioni, le quali imparino e si convincano che l’uso della forza e del potere non ha mai procurato il bene e la pace a nessun popolo e a nessuna persona.
I nostri morti ci gridano forte dalle loro tombe: Fratelli non fate più la guerra e... amatevi... amatevi come fratelli.

 

Don Vincenzo Di Giovambattista Testimone oculare


VITTIME DEI DUE BOMBARDAMENTI AEREI DEL 12 MAGGIO 1944
1.  Angeloni Assunta di anni 40
2.  Blasetti Carlo di anni 4
3.  Blasetti Gesualdo di anni 62
4.  Blasetti Giovambattista di anni 60
5.  Blasetti Giuditta di anni 21
6.  Blasetti Iolanda di anni 9
7.  Bruno Giovanna di anni 26
8.  Carattoli Ubaldina di anni 40

9.  Celi Antonio
10. Celi Olindo di anni 53
11. Celi Terenzio di anni 48
12. Cofini Vincenzo
13. Di Bastiano Crisilde di anni 35
14. Di Bastiano Maria di anni 19
15. Di Carlo Angela di anni 5
16. Di Carlo Felicia di anni 12
17. Di Mattia Annaliva di anni 60
18. Di Mattia Giuseppe
19. Luce Carlo di anni 14
20. Luce Antonio di anni 16
21. Luce Cesare di anni 21
22. Luce Consiglia di anni 19
23. Luce Mario Italo di anni 8
24. Luce Santina di anni 16
25. Martorelli Anatolia di anni 52
26. Martorelli Elisabetta di anni 49
27. Martorelli Femanda di anni 17
28. Montanile Filomena di anni 8
29. Mori Candida di anni 49
30. Pachetti Angela di anni 7

31. Pachetti Domenico di anni 12
32. Pachetti Nello di anni 13
33. Panei Ermanno di anni 16
34. Petricone Martire di anni 59
35.
Pietrangeli Emilia di anni 31
36. Pietrangeli Maria di anni 23
37. Pompili Angela
38. Scafati Domenicantonio anni 66
39. Staffieri Assunta di anni 67
40. Tatangelo Anatolia di anni 13
41. Volpe Maria di anni 28


N.B.  Di Mattia Giuseppe, Pompili Angela, non sono cittadini né di Massa, né di Corona. Essi quel giorno si trovavano per caso nel nostro capoluogo, forse per disbrigare faccende presso il Comune o per altri motivi e furono colpiti dal bombardamento trovandovi la morte.

 

da "Radar Abruzzo"