da "I ricordi di Guido Amiconi"

 

Magliano anni 30

La fruttivendola, Liberata, sulla Via Cicolana sta dietro il banco, colmo di cesti di frutta e verdura.

Le clienti scelgono allungando le mani. Lei pesa con la stadera. Il peso scorre, il braccio si alza: “Un chilo” dice con voce squillante ed accento sorano. Le mosche si posano sulla frutta a centinaia. Nessuno ci fa caso. Passa un’automobile e alza un polverone d’inferno, non si vede più la piazza. Le persone sono fantasmi che si delineano man mano che il vento allontana quell’alone.

In “Piazza Littorio”, sulla soglia del tabaccaio  staziona qualche persona. Si affaccia “Jo Pingaro”, l’anziano gestore che si siede all’ombra. Può stare a lungo, perché il prossimo cliente si farà aspettare. Sullo stesso marciapiede, Eleocasta, l’ostessa, entra ed esce con cartate di roba in mano; Callisto, con bottega di alimentari e forno, si dà un gran da fare.

Sull’altro marciapiede, oltre la piazza, il barbiere Raimondo legge il giornale al “Salone”. A  fianco Erminio che gestisce un negozio di generi alimentari e liquori, è impiegato nel Comune, esce di bottega e si avvia verso l’ufficio. Anche la Domenica Mattina lavora. Lo segue, facendogli qualche raccomandazione, la moglie Vittoria che starà in bottega.

Ecco Enrico Macioci sbucare dal vicolo ove gestisce  la sua sartoria, sempre frequentata da giovani che parlano di politica e di sport, ed entrare nel suo negozio di stoffe in piazza.

Poi Checco, altro barbiere in prima fila, nella piazza del paese. Gestisce anche una pompa di benzina la cui manovella fa la spola fra la barberia  e la pompa.

Di là la famiglia Coccetti. Sono contadini, abitano in una casa che non è caduta nel terremoto del 1915, è senza stuccature esterne, stona in quell’armonia  di case linde e nuove d’intorno. La sera, stanchi, si siedono davanti all’uscio.

A sinistra si diparte  la strada che sale verso Sopra Magliano.  Una fila di ailanti, alti e frondosi, ombreggia la strada bianca .

Gente esce dalla Chiesa di Santa Maria Di Loreto, a metà salita. E’ finita la seconda messa. Sotto l’ombra degli ailanti, alcuni venditori di verdure di Avezzano hanno steso fresche zucchine, sedani, cetrioli, prezzemolo e spinaci.

Un vecchio curvo con l’aiuto di un bastone, avanza da Via Trento. È Lucchetti, già maestro elementare, poi amministratore  di signori locali. Non è mai di buon umore; è ostico, difficile da contattare.

La piazza, intanto, si va riempiendo  di gente: sono per lo più artigiani; pochi i contadini, hanno molto da fare in campagna.