RICORDANDO PADRE FRANCESCO
di Giuseppe Di Girolamo

 

Un’altra pagina nella storia della nostra comunità si è chiusa.

Non vedremo più Padre Francesco aggirarsi nelle nostre vie cittadine con quella sua andatura tipicamente francescana, fermarsi con i bambini per regalar loro una caramella, rivolgere una parola buona, impartire una carezza, oppure soffermarsi a conversare con gli adulti. intercalando i bonari colloqui con battute e frasi di spirito. Chi non lo ricorda presso l’edicola del giornalaio, quando la salute e gli anni non avevano ancora deteriorato il suo fisico, discutere, col suo solito umorismo, di sport? Non salirà più sull’altare per la celebrazione dei Sacri Riti e per annunciare la Parola del Signore. Il suo modo di porgere era semplice, poteva sembrare quasi elementare, ma in realtà c’era in esso lo sforzo per rendere il messaggio evangelico comprensibile a tutti. Lo stesso linguaggio che poi usava nell’intimità del confessionale. Con Padre Francesco si è chiusa una pagina della nostra comunità perché egli, nella sua lunga permanenza a Magliano, durata quasi un cinquantennio. era divenuto maglianese di adozione, si era perfettamente calato nella nostra realtà, ne aveva compreso le ansie. le speranza in un avvenire migliore, sia civile che spirituale. Per questo aveva lavorato, aveva pregato. Era divenuto parte integrante della nostra anima tanto da voler essere seppellito qui, nel nostro Cimitero, una volta chiusa la sua parentesi terrena. Anche quando il dovere di umile servo di San Francesco lo teneva lontano, come nei conventi di Balsorano, di Tagliacozzo, di San Giuliano all’Aquila,
sempre vivo era in lui il ricordo dei Maglianesi. Talvolta a questi ricorreva in particolari circostanze come quando, in occasione di un Venerdì Santo insieme ad altri amici, fummo a cantare nel Convento di Balsorano e per essi si sobbarcava a sacrifici, ogni qualvolta venisse richiesto. Dietro invito del sindaco dell’epoca, quasi ogni sera per circa tre mesi, si recò in bicicletta a Magliano dal Convento della Madonna dell’Oriente per istruire il coro folcloristico. E’ vero che una pagina della nostra storia si è chiusa, ma è pur vero che l’eredità in essa contenuta seguiterà a far sentire i suoi effetti nella nostra comunità.
Innamorato della musica, si servì di essa per cantare le lodi del Signore. Un affetto particolare come figlio verso la madre lo investiva, quando quei canti si rivolgevano alla Vergine. “Come vago il candore dei gigli”, “Quanto sei bella, o Madre mia” sono due sue composizioni musicali scaturite, direi quasi istintivamente, dalla sua anima assetata del divino. Sono divenute patrimonio della nostra sensibilità religiosa. La cura particolare che usava nell’istruire la sua Schola Cantorum evidenziava in lui la convinzione che la preghiera cantata fosse maggiormente efficace se collettiva. Chi è stato vicino a lui fin dal 1946 ricorda con quanta passione e pazienza istruì per più di un mese il coro per la esecuzione del grande oratorio per coro e orchestra di Franco Cittadini: “Le Tre Ore d’Agonia”. L’esecuzione riuscì perfetta e fu ripetuta a Celano nella chiesa di San Giovanni
Battista ed a Tagliacozzo. Generazioni di ragazzi e giovani si sono susseguite attraverso gli anni, e hanno seguitato poi anche in età matura a cantare con l’entusiasmo di sempre. Il ricordo di Padre Francesco li accompagnerà nel trascorrere della vita. Uomo colto, versato particolarmente negli studi filosofici e teologici, non si chiuse nella torre d’avorio del proprio io, ma cercò di trasmettere agli altri questa passione, convinto che la cultura se rischiarata in modo particolare dalla luce del Vangelo, è strumento essenziale per la promozione umana. La ricca biblioteca, frutto di anni di sacrificio personale, dove molti studenti hanno trovato strumenti insostituibili di ricerca, ne è la prova più tangibile.
Nato ad Avezzano il 21 giugno, festa di San Luigi, del 1912, gli fu imposto nel Fonte Battesimale il nome del Santo del giorno. Vestito l’abito religioso dei Frati Minori, prese il nome di Francesco quasi per uniformare la sua vita a quella del Santo fondatore. Fu ordinato sacerdote il 13 novembre 1936. Da allora la sua vita è rimasta sempre fedele alla sua missione, sempre più convinto che la vita è un dono e che i carismi di cui ciascuno è depositario debbono essere messi a disposizioni della comunità nel Piano Salvifico indicatoci nelle Sacre Scritture. La sua religiosità non era plateale, ma raccolta ed interiore, secondo le parole di Gesù: “Quando pregate, non usate tante parole, come fanno i pagani, che credono che a furia di parlare, Dio finisca per ascoltarli. Quando tu vuoi pregare, entra nella tua camera, chiudi la porta e prega il Padre tuo, che vede nel segreto.”
Una immagine di padre Francesco rimarrà perennemente presente nella mia memoria. Lo rivedo ancora dinanzi alla Madonnina di Lourdes, che è collocata nel chiostro del convento, mentre, prima di salutarmi, ed è stato questo l’ultimo nostro incontro, si ferma ed insieme a me recita l’Ave Maria. La sua voce è ormai stanca, le parole quasi incomprensibili a causa del male, ma quanto candore e quanta fede.! Grazie, padre Francesco per l’eredità di affetti che ci lasci. Speriamo di rivederci nel Regno dei Cieli per cantare insieme le lodi del Signore e ripetere ancora una volta e per sempre, il canto alla Vergine: “Quanto sei bella, o Madre mia, dolce Maria, stella del mar:”

 

“IL ROSONE”, Bollettino della Parrocchia S. Lucia in Magliano dei Marsi, anno VI°, n. 11-12